La morte è un grande mistero non perchè di essa non si sa molto, ma perchè le testimonianze relative ad esse sono ricoperte da un fumo intenso che confonde le idee, la cui lettura diventa spesso una curiosità e non uno studio serio per ricavare alcuni cenni di quella che è la vita dello spirito senza il corpo e la mente.

Non parlerò di casi specifici, ma per gentile concessione del sito web indicherò un misto di sensazioni riportate nelle varie esperienze, ma chi volesse approfondire lo può fare al sito stesso ndef, dove troverà molte esperienze sia tradotte in italiano che in inglese.

Giusta avvertenza è quella di non prendere tutto alla lettera, poichè proprio nell’ambito della categoria “vita e morte” in successivi interventi vi accompagnerò, passo dopo passo, all’esplorazione delle risultanti di queste stesse testimonianze premorte, per tirar fuori, nel giusto modo, quello che a noi serve per ravvivare la nostra vita spirituale.

In molte testimonianze, siamo soliti leggere che si avvertono altre presenze, non corporee (materiali), inoltre molti dicono di aver ricordato tutta la loro vita come rivissuta fino alla morte, con esattezza di particolari e sensazioni psicofisiche: odori, profumi, ricordi dimenticati ecc. tutto in un tempo che appare irrisorio, perfino non quantificabile, con la sensazione che lo stesso sia fermo o non esista in quello stato (dimensione spirituale).

Questo rivivere per molti appare come una sorta di bilancio, nel quale appurare le opportune correzioni per essere migliori ed avvicinarsi al bene.

Si racconta di voli nello spazio col proprio essere, con una sensazione di silenzio e di avvolgimento del tutto infinito dell’universo, in più con la caratteristica di fondo di non aver paura di tante cose, così “straordinarie”, vissute per la prima volta. Inoltre si denota gioia, forza e “vita” (pensare che si è quasi morti!).

La sensazione visiva è diversa da quella normale degli occhi, i colori sono come ravvivati da una luce che non abbaglia ma ancora una volta esprime vita.

Poi c’è il cosidetto tunnel di luce che viene attraversato in tanti modi, quasi sempre sollevati da quello che dovrebbe essere il suolo dove camminare, con una visione davanti come di una luce che si avvicina, che rassicura, che dà speranza, un senso di piacere, di pace e di quiete.

Ancora si narra che le presenze di altri esseri “luminosi” comunicano senza un vero parlare, ma che la cui comprensione è veloce ed attenta, molto diversa da quella mentale, poichè profonda con un proprio senso di partecipazione totale alla stessa.

Sono poi molti che affermano di non voler più tornare indietro alla vita di prima, appena lasciata, parecchi hanno però “sentito“, come detto sopra, da qualche presenza che non era ancora il momento di lasciare la vita della materia.

Non tutti son contenti di ciò ed il ritorno indietro alla “vita” nel corpo sembra una sconfitta, una regressione dello stato appena appurato in forte e viva consapevolezza.

Il buio che vien visto da alcuni è molto intenso, ma anche la beatitudine che si vive nella successiva scoperta della luce è molto forte. Attraverso di essa appaiono subito visioni splendide della natura che è molto “viva”e tersa, quasi come se non fosse illuminata dalla luce, ma fatta della stessa luce. Non come cose che emanano luce, ma cose fatte di luce.

Vedete come è difficile spiegare le cose viste con l’anima e come le parole sembrano spesso inadeguate?

Vi sono poi persone che raccontano di aver visto parenti e conoscenti “trapassati” che esprimono di essere felici di vederle, questi appaiono un pò come erano ed un pò diversi, cioè ravvivati dal loro stato spirituale.

In questo primo elenco di cose narrate viene subito una domanda:

– Son tutte cose vere? O meglio quanta influenza c’è della mente (fantasia, sogno, pregiudizi ecc.) in queste “visioni”?

Vediamo un pò di delineare delle risposte valide. Il concetto di verità va molto studiato ed avremo modo di farlo in altri interventi, diciamo qui che a noi interessa quella verità che si associa a Dio, cioè quella che viene definita assoluta per contrapporla a quella relativa, pur se questa doppia definizione dipende solo dal nostro dualismo, poichè in effetti la realtà è una, tutto il resto viene creato dalla nostra mente a causa della modalità confusionale ed egocentrica con la quale si approccia alla stessa verità.

In ragione di ciò, la certezza della verità è legata alla purezza di chi la indaga poichè se ne è dotato, sarà la sua capacità intuitiva a dirglielo, in quanto se lo è si attiverà la forza del credere .

Tutto il resto sono pareri che come il mio possono risultare vicino al vero sempre secondo quanto detto sopra.

A mio modesto “sentire” l’influenza della mente diminuisce quando la vitalità del corpo è minima (casi traumatici delle esperienze premorte), per cui la visione è demandata all’agente principale del nostro essere che è l’anima, di cui poco conosciamo ma la cui conoscenza ci aiuterebbe molto a comprender meglio tutto ciò.

Infatti questa “vede” il quel che è allo stato puro, senza ingerenze alteratrici, poichè essa non fonda il suo fulcro centrale sull’orgoglio e sull’egoismo.

Possiamo allora dire che quanto visto, durante le esperienze di premorte, dovrebbe essere molto più plausibile di tante altre fantasticazioni sull’aldilà, pur se possono essere presenti molte impurità (alterazioni della verità) che variano a seconda della maturità spirituale di chi le narra.

Infine, importante è anche l’elemento statistico, vale a dire il ripetersi delle stesse sensazioni, in persone e circostanze diverse, poichè ci aiuta ad aver una maggior conferma ed una miglior interpretazione delle stesse.

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