Calano un registratore a 9,6km di profondità: Quello che registrano è inquietante [AUDIO]

2 maggio 1990. Supplemento sui 14,5 Km (9 miglia) conducenti all’inferno. 

Molte anime meravigliose hanno preso il tempo di mandarci degli articoli di varie riviste, associazioni religiose ecc., sul foro di 14,5 Km effettuato nella lontana Siberia.  Tutti sembrano interessati.  La storia seguente contiene ancor più di notizie. “Abbiamo perforato le porte dell’inferno” come ha riferito Stan Miller a Helsinki nel n° del 24 aprile 1990 del ” Weekly World News”.

“Gli scienziati che hanno praticato un buco di 14,5 km per studiare il movimento delle placche massicce sotto la superficie della Terra, ritengono di aver scoperto l’inferno. È ciò che riferisce il rispettabile giornale finlandese Ammenusastia, che cita il geologo sovietico Dimitri Azzacov il quale ha affermato che una terribile creatura alata se ne volò fuori dal buco prima che dei microfoni vi fossero introdotti – rilevando le urla dei dannati.” “In quanto comunista, io non credo al cielo o alla Bibbia, ma in quanto scienziato io credo adesso all’inferno”, dice il dottor Azzacov. “Inutile di dire che siamo stati sconvolti nel fare una tale scoperta. Ma sappiamo ciò che abbiamo visto e udito, e siamo assolutamente convinti di aver perforato le porte dell’inferno”.

Questo dramma terrificante si svolse -a quel che si dice- quando i geologi sovietici, perforando un’area non specificata della Siberia occidentale, raggiunsero una profondità di 14,5 Km.  Secondo il Dottor Azzacov, la trivella si mise improvvisamente a girare pazzamente, indicando con ciò che avevamo raggiunto una grande tasca o una cavità vuota.  “I termometri mostravano un aumento considerevole di temperatura dell’ordine di 2.000 gradi Fahrenheit”, prosegue. “Quando sollevammo la trivella, non potevamo credere i nostri occhi.

Una creatura munita di uncini e con degli enormi occhi cattivi apparve in una nuvola gassosa ed urlò come un animale selvaggio prima di sparire. Alcuni operai e tecnici fuggirono, ma quelli di noi che rimasero erano decisi a saperne di più. Abbassammo in fondo al pozzo un microfono, concepito per registrare i suoni degli spostamenti di placche. Ma al posto dello spostamento di placche, sentimmo una voce umana che urlava di dolore. In principio pensammo che questo suono venisse dal nostro equipaggiamento.

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