La Tortura Medievale più Brutale e Grottesca: L’Aquila di Sangue

L’aquila di sangue è stato un metodo di tortura ed esecuzione in vigore nei Paesi nordici, sopratutto fra la popolazione dei Vichinghi. Nonostante questo rituale sia descritto in vari testi antichi, alcuni studiosi sostengono che possa non essere mai stato messo in atto.

Metodo di esecuzione

Il metodo di esecuzione di questa tortura vichinga è atroce e consisteva nel far piegare il condannato in avanti su un grosso masso o una pila di legno con mani e piedi legati. Successivamente un’aquila con le ali spiegate veniva disegnata sulla schiena della vittima e poi veniva praticata un’incisione che esponeva la colonna vertebrale. Il passo successivo era quello di staccare le costole dalla spina dorsale con un’ascia,  una ad una, aprendole verso l’esterno con ancora la carne e i muscoli attaccati per poi spargere del sale sull’enorme ferita. In seguito si procedeva all’estrazione dei polmoniche venivano poi infilzati nelle costole aperte. Le costole, così aperte e insanguinate, sembravano le ali di un’aquila da cui il nombre della tortura.

Aquila di sangue: mito o realtà

Incisione aquila di sangue

Questo metodo di tortura vichingo è attualmente molto dibattuto. Nonostante siano state trovate menzioni scritte, alcuni studiosi pensano che in realtà questo rito non sia mai stato praticato. Questo equivoco sarebbe nato da una errata traduzione dal vichingo allo scandinavo e che alcune figure retoriche o similitudini siano state erroneamente interpretate come un atroce rituale. Tuttavia esiste un termine in lingua Nordica antica, blóthorn o blóðörn, che significa appunto aquila di sangue e che indicherebbe, effettivamente, che un rituale con questo nome esistesse davvero.