I 16 Metodi di Tortura Medievale più brutali e perversi

Per quanto terribili possano sembrare, queste torture sono state inflitte da uomini a uomini, anche se sembra impossibile si possa arrivare a tale grado di malvagità. Del resto nulla è cambiato da allora e anzi l’uomo inventa torture sempre più elaborate per crudeltà, per divertimento o per raggiungere il proprio obiettivo. Tutti i popoli antichi ne fecero uso ma, per quanto riguarda il periodo in esame, fu alla fine del XII secolo, che si riportò in auge la tortura come strumento giudiziario (sia punitivo, sia per ottenere confessioni). Varie furono le tecniche di tortura utilizzate ma, la più comune fu quella della “corda”, cioè sollevare dal suolo il sospetto con una corda legata ai polsi, facendo poi precipitare il malcapitato da varie altezze, disarticolando così, gli arti superiori.

Altri metodi furono: la “stanghetta”, con cui si comprimeva la caviglia fra due tasselli di metallo; “le cannette” che venivano inserite fra le dita delle mani poi strette con cordicelle; le tenaglie roventi con le quali si strappavano le carni; l’acqua fatta ingerire con la forza a litri. Ma non tutti i tribunali applicavano questi sistemi in modo abituale, almeno fino al 1252, quando papa Innocenzo IV ne autorizzò ufficialmente l’uso nei processi contro gli eretici, quando vi erano forti dubbi e contraddizioni sulle confessioni dell’imputato. Ma alla tortura si ricorreva solo in casi eccezionali: spesso era sufficiente la sola minaccia del supplizio, per far confessare il sospetto.

In ogni caso i manuali dell’epoca raccomandavano che venisse fatta in maniera limitata, senza menomare la vittima in modo permanente e che ogni sessione di tortura non dovesse durare più di 10 minuti. Alla fine, se l’eretico confessava, doveva pentirsi davanti alla comunità con un “atto di fede” (auto da fé, in portoghese) indossando un saio nero con un alto copricapo. In caso contrario, c’era il carcere a vita o il rogo, per gli eretici recidivi o gravi. Si bruciava il corpo della vittima affinché non potesse più risorgere dopo il Giudizio universale.

Qui di seguito alcune delle torture più frequenti: se siete impressionabili non leggete il seguito.

La fanciulla di ferro o Vergine di Norimberga

Era una sorte di contenitore di dimensioni umane dalle sembianze di una fanciulla. Il suo interno era ricoperto di lame in modo che il condannato, che vi veniva chiuso dentro, venisse trafitto in dei punti precisi: il fegato, i reni e gli occhi e non morisse subito perché le lame non colpivano organi vitali. La tortura era particolarmente atroce perchè la morte sopravveniva dopo ore, per dissanguamento. Questa tortura veniva inflitta a chi veniva accusato di eresia o di atti blasfemi contro Dio o i Santi, se si rifiutava ostinatamente di confessare la propria colpa.

Il Rogo

Probabilmente si trattava della tortura preferita contro gli eretici e centinaia di presunte streghe e stregoni la subirono. In genere era una manifestazione eseguita su pubblica piazza. Il condannato veniva in genere lasciato digiuna per un giorno, il giorno prefissato veniva appeso molto in alto, in modo che lo spettacolo venisse visto dalla maggior parte di persone e la popolazione venisse colpita dal terrore. Gli si straziavano i fianchi e le costole con dei pettini e degli uncini sino a renderlo una massa informe che veniva incenerita.

Alcune vittime pativano terribili sofferenze, come risulta dal resoconto di un rogo descritto da un reverendo nel XVI sec: “Poiché il fuoco” si legge “era stato appiccato senz’arte, e poiché il vento era contrario, la strega soffrì una tortura indicibile.” In seguito divenne normale strangolare il prigioniero prima di affidarlo alle fiamme, ma spesso succedeva che l’operazione non avvenisse “in tempo” e che la vittima subisse ugualmente il terrificante fuoco sul suo corpo.

Pulizia dell’anima

L’anima di una strega o di un eretico veniva considerata sporca. Per purificarla si usava far ingoiare al condannato acqua bollente, carbone e a volte sapone. La famosa frase “sciacquare la bocca con il sapone”‘ che si usa oggi, risale proprio a questa tortura.

La Culla della Strega

Le presunte streghe venivano messe in un sacco che veniva issato su un ramo e fatto dondolare. Questo procurava allucinazioni e disorientamento che faceva confessare alle streghe anche ciò che non era vero.

La bollitura e la friggitura dei prigionieri

Queste due torture erano ” molto semplici”: si riscaldava un enorme calderone pieno d’acqua o olio fino alla bollitura, dopo di che vi si immergeva la vittima, molto spesso inserendo prima la testa. Un’altra modalità d’esecuzione era friggere in una vasca o su una griglia il condannato. Se si desiderava prolungare l’agonia del prigioniero, lo legavano e lo immergevano in una vasca colma d’acqua od olio, tenendo fuori la testa, dopodiché si accendeva il fuoco.

Maschera d’infamia

Questa tortura infliggeva allo stesso tempo due tipi di tortura: quella psicologica e quella fisica. Rendeva ridicoli ed umiliava di fronte al pubblico e, allo stesso tempo, provocava un dolore tremendo poiché stringeva la testa e spesso al suo interno era fornita di una pallina che entrava in bocca in modo da impedire al condannato di urlare.

Lo sgabello

Per i crimini minori si usava legare le condannate a uno sgabello che poi veniva immerso nella palude o in uno stagno.

Ordalìa del Fuoco

I condannati venivano tenuti digiuni nei tre giorni precedenti all’ordalia; si facevano prendevano loro i sacramenti, pregare e venivano sottoposti a benedizioni. Poi gli accusati dovevano trasportare un pezzo di ferro incandescente (di circa 500g – 2,5kg) per una certa distanza.

Una variante era quella di farli camminare su carboni ardenti. Le ferite venivano poi bendate e dopo 3 giorni venivano controllate. Se non si erano rimarginate era colpevole, altrimenti veniva considerato innocente.

Impalamento

Era forse la tortura peggiore. Le vittime venivano infilzate con un palo appuntito che veniva fatto passare dal retto alla bocca e poi veniva conficcato a terra in modo che chi non moriva subito, impiegava alcuni giorni prima di spirare.

La Cremagliera

Si ritiene che sia stata una delle forme più dolorose di tortura medievale. Essa era costituita da un telaio di legno, di solito con due tiranti, fissati al fondo e altri due legati ad una maniglia in alto. Quando il torturatore girava la maniglia, le corde tiravano le braccia della vittima, finendo poi per rompere le ossa del malcapitato. Talvolta gli arti venivano addirittura strappati fuori dal corpo.

Nel tardo Medioevo apparve una nuova variante: furono aggiunti dei picchi che penetravano la schiena della vittima. In tal modo, non solo gli arti venivano strappati fuori, ma anche il midollo spinale, aumentando non solo il dolore fisico, ma anche quello psicologico, in quanto il malcapitato sapeva, che qualora fosse sopravvissuto, sarebbe rimasto paralizzato

La Garròtta

La garrota è stato lo strumento di pena capitale della Spagna in uso fino alla morte di Franco (l’ultima esecuzione ufficiale risale al 1975 quando fu giustiziato uno studente di appena 25 anni, riconosciuto in seguito innocente) e quindi fino all’abolizione della pena di morte nella penisola Iberica. Lo strumento serviva allo strangolamento dei condannati. Nella sua forma più diffusa, un meccanismo tirava indietro l’anello messo al collo della vittima fino a procurarne l’asfissia; ma molte furono le varianti sia a scopo di tortura inquisitoria che di morte. Il condannato veniva fissato al palo con un collare, quindi mentre l’aculeo penetrava e schiacciava le vertebre cervicali, la vite spingeva il collo in avanti, forzando la trachea contro la fascia di ferro e procurando una morte atroce, sia per asfissia
che per lo stritolamento delle vertebre.

Ordalìa dell’Acqua calda

In questo tipo di ordalìa l’acqua simboleggia il diluvio dell’Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati, l’acqua avrebbe ‘pulito’ la strega. Dopo tre giorni di penitenze l’accusata doveva immergere le mani in acqua bollente fino ai polsi, anche se spesso era costretta a immergerle fino ai gomiti. Si aspettavano poi tre giorni per valutare le colpe dell’accusata (come per l’ordalìa del fuoco).

Ordalìa dell’Acqua fredda

Alla strega venivano legate le mani con i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla. Dopodiché veniva immersa in acqua; se galleggiava era sicuramente una strega in quanto l’acqua ‘rifiutava’ una creatura demoniaca, se andava a fondo era innocente ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo.

Lo schiacciaseni

Era una pinza tremendamente dolorosa, il cui utilizzo è facilmente immaginabile: talora le tenaglie erano anche arroventate.

Lo schiacciatesta

Variante dello schiacciaseni, sicuramente più doloroso, era lo schiacciatesta: una sorta di elmetto che si restringeva, facendo scivolare gli occhi fuori dalle orbite e schiacciando il cranio. Papa Borgia lo utilizzò contro alcuni prelati “sovversivi”.

Gogna

Una delle pratiche più “dolci” era la gogna: una specie di collare di ferro fissato ad una colonna con una catena. Chi veniva condannato alla gogna, restava esposto nelle piazze e subiva la berlina. La gente poteva semplicemente deriderlo o fargli il solletico.

Il Triangolo

L’accusata veniva spogliata e issata su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. La presunta strega veniva fatta sedere in modo che la punta
entrasse nel retto o nella vagina. Alla fine alla poveretta venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi.

Dissanguamento

Si pensava che una strega potesse essere purificata e privata dei suoi poteri tramite il dissanguamento. Alle condannate veniva effettuato un taglio sul naso e la bocca e venivano lasciate morire per dissanguamento.

La Ruota

Il condannato era legato per i polsi e le caviglie ad una grande ruota e con una mazza gli venivano rotte le ossa di braccia e gambe. Talvolta veniva dato un colpo di grazia sullo sterno, provocandone la morte. In altri casi invece, veniva lasciato vivo per ore
esposto al pubblico prima di essere ucciso. In altre circostanze, la persona che aveva commesso il crimine era legata sulla ruota che veniva fatta girare per indurre nausea e vomito.

Se la rotazione era veloce e prolungata, il suppliziato poteva soffrire di disturbi circolatori. Questa forma di tortura raramente si rivelava mortale. In alcuni casi sotto la ruota del supplizio venivano messe delle punte su cui gli arti del condannato, durante la rotazione, venivano lacerati, inducendo così la morte per dissanguamento.

La Pera

La Pera era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale, ma era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo, a un massimo dei suoi segmenti in modo che l’interno della cavità in cui veniva immesso, era orrendamente mutilato e spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti, servivano per strappare e lacerare la gola o gli intestini. Quando veniva applicato alla vagina, i chiodi dilaniavano la cervice della povera donna. Questa pena veniva inflitta a uomini macchiatisi di sodomia,a donne adultere o persone delle quali si sospettavano rapporti sessuali col demonio.

Lo Squassamento

L’accusato veniva issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili. Le conseguenze erano gravissime.

La sega

La sega prevedeva il sezionamento del condannato lungo l’asse longitudinale. Il malcapitato veniva appeso a testa in giù così che il sangue, affluendo alla testa, lo tenesse in vita il più a lungo possibile

La culla di Giuda

Quando si doveva far confessare qualcuno, si metteva costui, legato per braccia e gambe, sopra a questo oggetto, infilandoglielo nella cavità anale o vaginale. Poi si tiravano le corde verso il basso, spesso rovinando irreversibilmente il corpo del malcapitato. Queste sono SOLO alcune delle torture inflitte in questo discutibilissimo periodo, ma sicuramente non furono le sole.